C’è un flusso di viaggiatori che non cerca la vista sul Canal Grande a Venezia o lo shopping a Milano. Cercano i registri dell’anagrafe e le piazze assolate dei piccoli borghi dell’Appennino. L’onda lunga del 2024 (proclamato “Anno delle radici italiane nel mondo”) ha scoperchiato un bacino potenziale di quasi 80 milioni di italo-discendenti nel mondo. Il dato sociale emergente è potente: il viaggio non è più evasione, ma ricerca di identità.
È il “Turismo di ritorno”, fatto di viaggiatori altospendenti, che si fermano a lungo – spesso settimane – e viaggiano fuori dall’alta stagione.
Eppure, quando questo turista arriva nel borgo del bisnonno, si scontra con una realtà immobiliare frammentata e un’ospitalità spesso assente. È qui che il Real Estate sta trovando una prateria inesplorata. Gli investitori più attenti stanno spostando l’attenzione dalle piazze sature delle metropoli ai piccoli comuni ad alto tasso di emigrazione storica: Sud Italia, dorsale appenninica, entroterra ligure e Veneto.
L’operazione non consiste nel costruire ex novo, ma nel rilevare interi blocchi di immobili storici dismessi a costi d’ingresso marginali, per riconvertirli secondo il modello dell’Albergo Diffuso.
La vera innovazione, però, sta nel posizionamento dell’asset: non si offre solo un letto, ma un Genealogy Retreat. Gli spazi comuni di queste strutture vengono progettati per ospitare archivi digitalizzati, sale per consultazioni storiche con esperti locali e grandi cucine per corsi di gastronomia tradizionale. Il mattone diventa così l’infrastruttura fisica di un’esperienza emotiva. Si rigenerano i centri storici contrastando lo spopolamento e si mettono a reddito immobili altrimenti destinati al crollo.
Il pioniere assoluto di questo approccio, diventato oggi un caso studio mondiale per il recupero dei borghi marginali, è il progetto Sextantio a Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo. Un intero borgo medievale abbandonato è stato trasformato in una struttura ricettiva diffusa di altissimo livello, rispettando in modo filologico l’architettura povera e attirando una clientela internazionale alla ricerca di radici e autenticità estrema.
C’è un flusso di viaggiatori che non cerca la vista sul Canal Grande a Venezia o lo shopping a Milano. Cercano i registri dell’anagrafe e le piazze assolate dei piccoli borghi dell’Appennino. L’onda lunga del 2024 (proclamato “Anno delle radici italiane nel mondo”) ha scoperchiato un bacino potenziale di quasi 80 milioni di italo-discendenti nel mondo. Il dato sociale emergente è potente: il viaggio non è più evasione, ma ricerca di identità.
È il “Turismo di ritorno”, fatto di viaggiatori altospendenti, che si fermano a lungo – spesso settimane – e viaggiano fuori dall’alta stagione.
Eppure, quando questo turista arriva nel borgo del bisnonno, si scontra con una realtà immobiliare frammentata e un’ospitalità spesso assente. È qui che il Real Estate sta trovando una prateria inesplorata. Gli investitori più attenti stanno spostando l’attenzione dalle piazze sature delle metropoli ai piccoli comuni ad alto tasso di emigrazione storica: Sud Italia, dorsale appenninica, entroterra ligure e Veneto.
L’operazione non consiste nel costruire ex novo, ma nel rilevare interi blocchi di immobili storici dismessi a costi d’ingresso marginali, per riconvertirli secondo il modello dell’Albergo Diffuso.
La vera innovazione, però, sta nel posizionamento dell’asset: non si offre solo un letto, ma un Genealogy Retreat. Gli spazi comuni di queste strutture vengono progettati per ospitare archivi digitalizzati, sale per consultazioni storiche con esperti locali e grandi cucine per corsi di gastronomia tradizionale. Il mattone diventa così l’infrastruttura fisica di un’esperienza emotiva. Si rigenerano i centri storici contrastando lo spopolamento e si mettono a reddito immobili altrimenti destinati al crollo.
Il pioniere assoluto di questo approccio, diventato oggi un caso studio mondiale per il recupero dei borghi marginali, è il progetto Sextantio a Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo. Un intero borgo medievale abbandonato è stato trasformato in una struttura ricettiva diffusa di altissimo livello, rispettando in modo filologico l’architettura povera e attirando una clientela internazionale alla ricerca di radici e autenticità estrema.