Siamo di fronte a una rivoluzione demografica silenziosa: entro un decennio, la fetta più ampia della popolazione occidentale sarà composta da over 65.

Tuttavia, i dati ci restituiscono un identikit di questa generazione lontanissimo dagli stereotipi: sono attivi, viaggiano, hanno alta capacità di spesa, ma spesso vivono in case troppo grandi, non adatte alle loro future necessità fisiche e, soprattutto, soffrono la solitudine urbana.

E l’idea di finire nelle case di riposo è sempre più inaccettabile.

Il mondo dell’immobiliare sta rispondendo a questa voragine di mercato importando il modello del Co-living, tipicamente associato ai millenials, e riadattandolo in chiave Premium Senior. Nascono così i Longevity Hub: complessi residenziali che spesso nascono dalla riconversione di ex colonie, conventi o grandi hotel in declino in zone peri-urbane o di villeggiatura, e che vengono riprogettati specificamente per l’invecchiamento attivo.

L’operazione immobiliare consiste nel vendere o affittare appartamenti dalle metrature contenute ma dal design raffinato e privi di barriere architettoniche, circondati da un ecosistema di spazi comuni grandiosi. Il valore dell’investimento risiede nei servizi: palestre, cinema, biblioteche, ristoranti interni, orti condivisi e la presenza discreta (ma fondamentale) di infermieri o servizi medici.

È un Real Estate che crea comunità e allunga la vita sociale degli individui, trasformando il welfare abitativo in un prodotto ad alto rendimento a lungo termine.

Nel mercato ci sono già diverse realtà che hanno realizzato questo concept, tra cui il progetto svizzero The Embassies of Good Living, perfetta sintesi di questo trend.

Offrono residenze in diverse città del mondo e il loro approccio è radicale: design da boutique hotel, nessuna atmosfera ospedaliera, programmi culturali quotidiani e un network internazionale che permette ai residenti di spostarsi tra le varie sedi nel mondo. Hanno trasformato la terza età nell’ennesimo capitolo di un viaggio entusiasmante.

FOCUS ON

Longevity Hub

Siamo di fronte a una rivoluzione demografica silenziosa: entro un decennio, la fetta più ampia della popolazione occidentale sarà composta da over 65.

Tuttavia, i dati ci restituiscono un identikit di questa generazione lontanissimo dagli stereotipi: sono attivi, viaggiano, hanno alta capacità di spesa, ma spesso vivono in case troppo grandi, non adatte alle loro future necessità fisiche e, soprattutto, soffrono la solitudine urbana.

E l’idea di finire nelle case di riposo è sempre più inaccettabile.

Il mondo dell’immobiliare sta rispondendo a questa voragine di mercato importando il modello del Co-living, tipicamente associato ai millenials, e riadattandolo in chiave Premium Senior. Nascono così i Longevity Hub: complessi residenziali che spesso nascono dalla riconversione di ex colonie, conventi o grandi hotel in declino in zone peri-urbane o di villeggiatura, e che vengono riprogettati specificamente per l’invecchiamento attivo.

L’operazione immobiliare consiste nel vendere o affittare appartamenti dalle metrature contenute ma dal design raffinato e privi di barriere architettoniche, circondati da un ecosistema di spazi comuni grandiosi. Il valore dell’investimento risiede nei servizi: palestre, cinema, biblioteche, ristoranti interni, orti condivisi e la presenza discreta (ma fondamentale) di infermieri o servizi medici.

È un Real Estate che crea comunità e allunga la vita sociale degli individui, trasformando il welfare abitativo in un prodotto ad alto rendimento a lungo termine.

Nel mercato ci sono già diverse realtà che hanno realizzato questo concept, tra cui il progetto svizzero The Embassies of Good Living, perfetta sintesi di questo trend.

Offrono residenze in diverse città del mondo e il loro approccio è radicale: design da boutique hotel, nessuna atmosfera ospedaliera, programmi culturali quotidiani e un network internazionale che permette ai residenti di spostarsi tra le varie sedi nel mondo. Hanno trasformato la terza età nell’ennesimo capitolo di un viaggio entusiasmante.

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