Fino a un decennio fa, lo status symbol dell’immobiliare extra-urbano di lusso era la villetta affacciata sulla buca 18 di un green curatissimo. Oggi, la prospettiva si è capovolta: al posto del campo da golf, i nuovi acquirenti vogliono un campo di pomodori biologici.

I dati post-pandemici ci parlano di una borghesia urbana – anche grazie allo smart working strutturale – che desidera riconnettersi con la natura, avere garanzie sulla filiera del cibo che consuma e vivere in comunità, senza però doversi improvvisare agricoltore a tempo pieno.

Questa esigenza sociologica ha dato vita all’asset class degli Agri-hood, nati dall’unione delle parole Agricolture + Neighborhood.
Si tratta di veri e propri piani di sviluppo master-planned, dove il cuore pulsante del quartiere non è una clubhouse, ma una fattoria funzionante gestita da professionisti.

Dal punto di vista dello sviluppo immobiliare, il cambio di paradigma è radicale: grandi appezzamenti di terreno agricolo, casali storici o ex tenute vengono riqualificati integrando lotti residenziali ad alta efficienza energetica.

Il plus sul prezzo di vendita (o di affitto) non è dato dalle finiture in marmo, ma dai servizi condivisi: la cassetta settimanale di prodotti a chilometro zero lasciata sulla veranda, i chilometri di sentieri nel bosco, i mercati contadini interni e gli spazi di co-working ricavati nei vecchi fienili.

Per gli sviluppatori, l’Agri-hood risolve il problema delle autorizzazioni paesaggistiche (spesso si tratta di recupero di cubature agricole esistenti) e risponde perfettamente ai criteri ESG, attirando capitali di fondi d’investimento etici.

Insomma, è la convergenza perfetta tra agricoltura rigenerativa e sviluppo immobiliare ad alto rendimento.

Il modello di riferimento globale è Serenbe, situato poco fuori Atlanta negli USA. Nato per proteggere il territorio dall’espansione urbana, oggi è una comunità pluripremiata con centinaia di case costruite intorno a una fattoria biologica, che ha generato un indotto e un valore immobiliare stellare, dettando le linee guida per i nuovi sviluppatori europei.

FOCUS ON

Agri-hood residenziali

Fino a un decennio fa, lo status symbol dell’immobiliare extra-urbano di lusso era la villetta affacciata sulla buca 18 di un green curatissimo. Oggi, la prospettiva si è capovolta: al posto del campo da golf, i nuovi acquirenti vogliono un campo di pomodori biologici.

I dati post-pandemici ci parlano di una borghesia urbana – anche grazie allo smart working strutturale – che desidera riconnettersi con la natura, avere garanzie sulla filiera del cibo che consuma e vivere in comunità, senza però doversi improvvisare agricoltore a tempo pieno.

Questa esigenza sociologica ha dato vita all’asset class degli Agri-hood, nati dall’unione delle parole Agricolture + Neighborhood.
Si tratta di veri e propri piani di sviluppo master-planned, dove il cuore pulsante del quartiere non è una clubhouse, ma una fattoria funzionante gestita da professionisti.

Dal punto di vista dello sviluppo immobiliare, il cambio di paradigma è radicale: grandi appezzamenti di terreno agricolo, casali storici o ex tenute vengono riqualificati integrando lotti residenziali ad alta efficienza energetica.

Il plus sul prezzo di vendita (o di affitto) non è dato dalle finiture in marmo, ma dai servizi condivisi: la cassetta settimanale di prodotti a chilometro zero lasciata sulla veranda, i chilometri di sentieri nel bosco, i mercati contadini interni e gli spazi di co-working ricavati nei vecchi fienili.

Per gli sviluppatori, l’Agri-hood risolve il problema delle autorizzazioni paesaggistiche (spesso si tratta di recupero di cubature agricole esistenti) e risponde perfettamente ai criteri ESG, attirando capitali di fondi d’investimento etici.

Insomma, è la convergenza perfetta tra agricoltura rigenerativa e sviluppo immobiliare ad alto rendimento.

Il modello di riferimento globale è Serenbe, situato poco fuori Atlanta negli USA. Nato per proteggere il territorio dall’espansione urbana, oggi è una comunità pluripremiata con centinaia di case costruite intorno a una fattoria biologica, che ha generato un indotto e un valore immobiliare stellare, dettando le linee guida per i nuovi sviluppatori europei.

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